Dario Braga

Un corretto rapporto con gli studenti

Care Studentesse e cari Studenti, cari Dottorandi di Ricerca,

come sapete intendo partecipare alla competizione elettorale che individuerà il nuovo Rettore dell'Università di Bologna. Il mio progetto, Futuro@UniBo 2015-2021, si fonda sul coinvolgimento della comunità accademica di cui gli studenti fanno parte.

 

UniBo è una grande università. Tutti i “fondamentali” sono a posto mettendola in grado di contribuire al meglio allo sviluppo del Paese con le sue idee, la sua cultura, le sue ricerche e la sua intelligenza collettiva di cui voi siete la componente più fresca e più creativa.

 

Non voglio scrivervi un messaggio lungo ma non riuscirò nemmeno a essere breve, già lo so.

Lascio comunque a incontri ad hoc la possibilità di confronto e di approfondimento. Ecco qualche punto non in ordine di importanza:

1) L’Università è una istituzione peculiare. Essa è infatti la sola istituzione pubblica che si autogoverna interamente eleggendo tutto il suo governo, dalle Direzioni dei Dipartimenti alla massima carica, quella di Rettore. Gli studenti, attraverso le loro rappresentanze, voi, partecipano a questo processo e partecipano alle attività degli organi di governo contribuendo con la loro testimonianza, le loro idee e il loro spirito critico.

 

2) L’Università, per come uscita dalla applicazione della L240 e dalla riforma dello statuto, non ci soddisfa completamente e il prossimo governo dell’Ateneo avrà il compito di attuare una prima revisione del modello nel contesto della nuova situazione nazionale e internazionale.

 

3) In questi anni il mondo è cambiato molte volte e sta continuando a cambiare velocemente. In certi settori diventa difficile se non impossibile “sapere cosa servirà sapere” e quindi – per noi docenti - è diventato davvero difficile “capire e sapere cosa bisogna insegnare” per mettere voi in grado di affrontare le sfide crescenti. In moltissimi settori è oggi più importante il metodo che non l’obiettivo formativo.

Servono paradigmi nuovi, e servono ora. E vanno ridefiniti insieme a voi coinvolgendo i colleghi docenti dell’Ateneo e delle Scuole superiori. UniBo non può sottrarsi a questa sfida, anzi deve guidarla.

 

4) Il mondo oggi chiede creatività, trasversalità, contaminazione disciplinare. Servono giovani capaci di pensare “out of the box”, capaci di inventarsi il futuro non di pretenderlo già confezionato.

 

5) L’università è produzione e trasferimento di conoscenza: ricerca e formazione, formazione e ricerca. L’una senza l’altra non è università. Spesso si dimentica che il primo ricercatore è lo studente: ogni tesi di laurea se nuova, rappresenta una piccola goccia nel fiume di nuova conoscenza che ogni anno UniBo riversa nel mondo attraverso le sue tesi, le pubblicazioni, i libri, le conferenze ecc. Questa è la quintessenza della università pubblica. Fare buona didattica, fare buone tesi, fare tesi originali o sperimentali, con buone strumentazioni e buone biblioteche, non vuol dire solo formarsi bene ma anche “restituire” qualcosa di nuovo al Paese che investe sulla vostra formazione. Vogliamo laureati di qualità perché tutti vorremmo ottimi ingegneri, poeti, scrittori, scienziati, giornalisti, avvocati ecc. tutti vorremmo ottimi insegnanti per i nostri figli, ottimi medici negli ospedali. Non è così?

 

6) Gli studenti non sono né "clienti" né sono "pubblico" dell’Università. Voi siete una componente della comunità universitaria. Come le altre componenti avete diritti e avete doveri. Tra i vostri diritti metto: servizi, spazi, laboratori, biblioteche aggiornate, pulizia, aule, prima accoglienza, politica degli  alloggi, internazionalizzazione, pari dignità, pari opportunità, riconoscimento del bisogno e del merito. Tra i vostri doveri metto: buon uso delle risorse pubbliche, partecipazione attiva, condivisione degli obiettivi, frequenza dei corsi, rispetto dei luoghi e delle persone, profitto nello studio, tempi di studio.

Diritto allo studio vuol dire, per l’istituzione che lo deve garantire, la possibilità concreta di mettere a disposizione di tutti i fruitori risorse umane e materiali adeguate. La qualità della formazione è un diritto al pari di quello di potersi sedere in un’aula o entrare in una biblioteca o accedere a un laboratorio informatico. Tuttavia, l’Università non è una fisarmonica: non si può espandere e contrarre a piacere. Dovremo avviare un ragionamento “laico” e concreto sulla capacità di risposta di UniBo alle scelte autonome degli studenti: lo dimostrano i numeri delle iscrizioni di questi giorni. Sia chiaro: non parlo di numeri programmati. Essi non sono la sola soluzione. Parlo di un problema da affrontare avendo a cuore l’interesse di chi sceglie di studiare a UniBo.

 

7) Lavoreremo a idee nuove sugli incentivi e sulle piattaforme digitali, sul tele-studio, sulla internazionalizzazione ”vera” dei nostri corsi, sul miglioramento delle procedure di accoglienza, su relazioni di scambio “au pair” con altri grandi atenei, sulla presenza di visiting professor, sull’orientamento in ingresso, sull'organizzazione della didattica, sulla formazione degli insegnanti delle scuole, sulla condivisione di infrastrutture sportive e laboratori con le scuole superiori, sulle agevolazioni per gli studenti lavoratori e altro ancora.

 

8) Serve un rapporto onesto e trasparente con gli studenti e le famiglie e i titoli di studio vanno chiamati con il loro vero nome: laurea, laurea magistrale, dottorato. (non si diventa “dottori” per davvero in tre anni, non prendiamoci in giro). La crescita del numero di studenti nelle nostre magistrali è un dato incoraggiante. La partecipazione ai nostri concorsi di dottorato anche.

 

9) Ho lavorato molto in questi anni da Prorettore alla Ricerca per la valorizzazione del dottorato di ricerca, per farlo conoscere e apprezzare – per farlo vedere (pensate ai “progetti in mostra” - al di là e al di fuori dell’Università senza dimenticare il notevole investimento di risorse che il dottorato comporta. Un investimento che va messo a frutto per la intera società … non solo per l’export.  UniBo può fare molto ancora per contribuire a costruire un mercato del lavoro per chi ha “imparato a fare ricerca … facendola”. Il ricercatore è innovatore per definizione. Le imprese, le amministrazioni pubbliche, il terziario hanno bisogno di questa capacità di innovare.

 

10) UniBo va da Bologna all’Adriatico. Una Università diffusa su tanti centri abitati. Il calo delle iscrizioni in alcune sedi della Romagna deve fare riflettere: insieme alla autonomia è diminuita la “identificabilità” della nostra offerta formativa. Si è indebolito il “perché studio a Forlì, a Rimini, A Ravenna, a Cesena e non a Bologna. Dobbiamo invertire questa tendenza valorizzando le differenze. L’università è bella perché è diversa.

Le “Univer-Città” devono puntare sui servizi, e su un sistema di collegi pubblici e privati, e su spazi accoglienti per lo studio nei quartieri di residenza. Può sembrare strano, ma gli studenti cercano spazi controllati dove “rifugiarsi” a studiare, dove tener spenti i cellulari…

Serve poi una serrata politica di contrasto al degrado delle zone cittadine interessate allo svago degli studenti: dove pochi guadagnano qualche cosa, in più e molti ci rimettono, prima tra tutte l’Alma Mater, e quindi i suoi studenti.

 

11) A Bologna l’Ateneo sparpagliato nella città funziona male: ingolfa le strade, concentra gli studenti in zone non adatte o costringe docenti e studenti a migrare da sito a sito. Bene quindi il progetto STAVECO se riesce a creare un “distretto” ad elevata integrazione, in grado di accogliere studenti e ricercatori e fornire loro servizi ed economie di scala. Lo stesso dicasi per il NAVILE. Ma occorre guardare agli insediamenti studenteschi come un sistema di servizi - non si può pensare alle aule e ai laboratori senza pensare contemporaneamente alla mobilità, al tempo libero e al ristoro.

 

12) Concludo con un pensiero al “dopo”. L’università che ho conosciuto io da studente si doveva occupare di ricerca e didattica, poi ha dovuto cominciare a occuparsi di risorse (fund raising, progetti europei, contratti di ricerca industriale, ecc.), ora deve anche occuparsi di creare condizioni per entrare nel mondo del lavoro in modo soddisfacente o perché voi stessi siate in grado di produrre i vostri posti di lavoro. Molta strada è stata fatta in questa direzione, altra ne rimane da fare.

Se lo vorrete, discuteremo del mio progetto in uno dei prossimi incontri di Futuro@UniBo. Da parte mia, sono perfettamente consapevole che spetta all’università il compito di preparare bene gli studenti per avere domani dei cittadini colti e preparati: una società colta sa affrontare meglio i problemi del mondo globalizzato.

 

Buon futuro

Dario Braga

Gli studenti non sono i "clienti" né sono il "pubblico" dell'università.
semmai ne sono l'anima

Post Recenti

25 mag

2015

Mancano ormai poche settimane al voto per il Rettore. E’ un voto importante perché deciderà che strada prenderà l’Università di Bologna per i prossimi sei anni. Siamo davanti a un bivio: da un lato una università vecchia, feudale, opaca e iperburocratica e dall’altro una università dinamica, motore di cambiamento e di crescita. La scelta sta a noi.

Per favorire la circolazione delle idee e la discussione e il coinvolgimento di tutti – anche di quelli spaventati o scoraggiati – avvio oggi questa iniziativa “ingenua”: un’idea al giorno … Farò proposte, ogni giorno una nuova, alcune saranno semplici – cose che si possono fare subito – e altre più complesse – che richiederanno confronto ed elaborazione. Arriveranno in ordine sparso: didattica, rapporto con il personale, ricerca, studenti. Proveremo a superare così il muro di gomma, a fendere la nebbia, a svegliare l’interesse per le cose nuove, nuove e possibili. Se le cose nuove non le propone l’università di Bologna, chi altri dovrebbe farlo?

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24 apr

2015

Il Decano dell'Ateneo in intesa con il Comitato Elettorale ha stabilito che i primi turni delle elezioni per il nuovo Rettore dell'Università di Bologna si terranno il 22 e il 23 giugno prossimo e il secondo turno di ballottaggio il 29 e 30 giugno. E' stato sciolto il nodo del numero di firme fissando un massimo di 250 sottoscrizioni con un minimo di 150 firme di cui almeno 100 di docenti, come da Statuto. Una bizzarria in meno. Bonificati i pozzi. Sono contento che sia stata recepito la richiesta istituzionale avanzata al Rettore e al Senato e trasferita, correttamente, alla commissione elettorale. Non ci sarà una gara impropria per accaparrarsi firme e si potrà serenamente a fare campagna elettorale aperta sui contenuti e sulle idee. Cambieremo insieme la nostra università.   Read >

22 apr

2015

Il problema di bonificare la prima fase della campagna elettorale propriamente detta – quella della deposizione delle candidature – tocca quindi alla commissione elettorale. Ottima cosa. La prospettiva di trasformare il fatto tecnico e di garanzia della raccolta delle 150 firme per la presentazione della candidatura in un mercato era inquietante. Vediamo se le cose vengono rimesse al loro posto.
Niente autoriduzione delle firme ma la richiesta motivata di ripristinare regole del gioco corrette.
In quanto a cercare di sapere chi ha firmato per gli altri. E perché mai dovrebbe interessarmi? E’ un pensiero velenoso che non faccio mio. Cosa si vuole insinuare? Forse che chi sosterrà la mia candidatura debba / possa temere qualche ritorsione? Di questo stiamo parlando ?

Se così fosse avrei solo una ragione ancora di più, ancora più forte, ancora più dentro per cambiare questa Università. Siamo l’Università di Bologna, siamo a Bologna, siamo nel 2015 ! Siamo una comunità che si ritiene matura e in grado di autogovernarsi. Siamo una comunità che si ritiene responsabile. Siamo una comunità che si dà delle regole – le rispetta e se sono sbagliate le cambia.

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18 apr

2015

Caro Rettore

Care Colleghe e cari Colleghi del Senato Accademico

Ritengo che il Senato Accademico debba appropriatamente intervenire sulle modalità di presentazione delle candidature a Rettore in particolare per quanto riguarda le “150 firme”. Da più parti è stato segnalato (per mio conto già in data 4 aprile) che la assenza di un limite superiore al numero di firme rischia di trasformare la deposizione di candidature in una “primaria surrettizia” al di là della logica statutaria che individua nel sistema del doppio turno con ballottaggio il modo di elezione del Rettore.

A mio avviso il Senato Accademico ha la possibilità, in occasione della seduta del 21 pv. di sgombrare il campo da questo pensiero inquinante adottando per la sottoscrizione delle 100 + 50 firme richieste per la candidatura a Rettore modalità analoghe a quelle adottate per la presentazione delle candidature per il Senato Accademico stesso.

Come sapete intendo presentare la mia candidatura e lo farò attenendomi alle regole decise dagli O.A. ma sollecito una riconsiderazione della modalità di presentazione delle candidature per allontanare sospetti e prevenire strumentalizzazioni.

Colgo anche l’occasione per segnalare l’urgenza di definire la data delle votazioni: fine giugno e inizio luglio è epoca già molto avanzata e molte scuole e convegni internazionali si svolgono in quelle settimane. I colleghi hanno necessità di organizzare la loro partecipazione.

Certo del fatto che queste richieste saranno prese in considerazione, colgo l’occasione per ringraziare tutti i colleghi senatori uscenti per il lavoro svolto per tutta la comunità accademica in questi anni.

Dario Braga

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Website del Prof. Dario Braga, Università degli Studi di Bologna

e-mail: dario.braga@unibo.it

cell. 335 1359448

 

 

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