Dario Braga

Precariato, reclutamento e promozioni a UniBo

Dal momento che si tratta in primo luogo di quesiti collegati alla condizione lavorativa del PTA ritengo appropriato inserire qui il link alle risposte che ho fornito alle domande pervenute successivamente alla conclusione dell'incontro dei candidati Rettore con l'intersindacale.


UniBo necessita di una politica del reclutamento di lungo respiro fondata su una analisi della curva di uscita dei docenti dai ruoli apicali nelle diverse aree per definire la tempistica minima di integrazione e prevenire l’ “estinzione” di settori importanti. I risultati di questa analisi andranno discussi con i dipartimenti e associati a rigorosi criteri di merito scientifico e di esigenza didattica.

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Anche in questo settore vale la regola della trasparenza: niente “promesse elettorali” ma una politica seria e responsabile che tenga conto delle necessità e dei meriti.

Il mandato di 6 anni del Rettore consente di definire una strategia del reclutamento e della promozione fondata sulla curva di uscita dei docenti dai ruoli apicali, sulle progressioni interne degli abilitati e sul reclutamento di nuove forze.

Nel seguito la mia analisi e le mie proposte.

UniBo ha al momento (febbraio 2015) 1257 assegnisti di ricerca. Mentre sono 172 i ricercatori a contratto di tipo A, e 18 in “tenure track” (tipo B) e sono 243 i dipendenti a tempo determinato del personale tecnico e amministrativo. Molti assegnisti e molti RTDA sono in possesso di abilitazione nazionale.

 

Le costrizioni delle L240 stanno cominciando a manifestarsi: con il 2015, e progressivamente in maniera più severa, sarà impossibile, se non muta la norma, prorogare i contratti di assegno di ricerca “Gelmini” (massimo 4 anni). A breve si dovrebbe conoscere l’esito dell’emendamento che proroga a sei anni la durata massima dei contratti per assegni di ricerca (1000 proroghe in votazione a breve). In molti Dipartimenti e molti CIRI ci troviamo nella situazione di avere risorse, o di poterne acquisire, ma senza poter proseguire molti rapporti di lavoro perché l’assegno non è ulteriormente prorogabile e la strada del RTD A è troppo impegnativa (occorre avere a disposizione l’intero importo di ca. 160.000 € oppure una fideiussione bancaria) e, comunque, “impatta” in qualche modo sulle programmazioni dei dipartimenti.

La seconda questione è quella della proroga dei contratti RTD di tipo A (3 + 2 anni). Inoltre la figura  RTD A è molto diversificata: UniBo ne ha su punti organico, su progetti competitivi nazionali e internazionali, su finanziamenti di Fondazioni e su contratti di ricerca industriale (si veda la pagina sul temporary jobs). Le proroghe richiedono fondi e procedure complesse che coinvolgono direttamente il CdA e i revisori dei conti.

In ultimo c’è la questione dei RTDB sia per quanto riguarda il legame con i posti di prima fascia (ora due PO per un RTDB).

Queste situazioni sono frutto dello “scostamento dalla realtà” della L240 che ha concepito un sistema teorico dell’accesso all’università presupponendo un mercato del lavoro intellettuale e di ricerca inesistente nel 2010 e comunque in contrazione drammatica da allora a oggi.

Sul tema sono impegnato da almeno due anni nella sensibilizzazione di tutti i soggetti istituzionali che possono esercitare una pressione sul MIUR perché modifichi le norme. Non c’è altra strada. La soluzione più semplice è la eliminazione “tout court” dei limiti di 4 anni per gli ADR e di 12 anni totale per la somma ADR + RTDA + RTDB. Su questa necessità ho trovato una forte convergenza tra i diversi soggetti (sindacati, associazioni di impresa, regione).

 

La strada della liberalizzazione non è senza pericoli (leggasi prospettiva di “precariato a vita”) ma le regole rigide sono molto più dannose perché non consentono la prosecuzione di rapporti di lavoro “virtuosi e consensuali”. Semmai bisognerebbe lavorare sulle garanzie accessorie (vedi congedi maternali per i RTD e trattamenti di fine rapporto per ADR).

A mio avviso è preferibile un ripensamento completo del “4+3+2+3” previsto dalla L240. Sul tema RTD A e RTD B, come sapete, si era pronunciato il CUN con una proposta di creazione di una figura intermedia di professore a tempo determinato che ricomprendesse i due “format” (si veda proposta CUN).

UniBo necessita di una politica del reclutamento di lungo respiro fondata su una analisi della curva di uscita dei docenti dai ruoli apicali nelle diverse aree per definire la tempistica minima di integrazione e prevenire l’ “estinzione” di settori importanti. I risultati di questa analisi andranno discussi con i dipartimenti e associati a rigorosi criteri di merito scientifico e di esigenza didattica.

 

Partendo da questa indispensabile base conoscitiva si potrà procedere a definire insieme ai dipartimenti un programma di progressioni interne degli abilitati nelle diverse aree tenendo conto anche dei piani di sviluppo dei dipartimenti e delle strategie di sviluppo della didattica e della ricerca.

Al tempo stesso si dovrà operare una programmazione di ingresso sia destinando punti organico alla creazione di posti RTDA/RTDB sia destinando p.o. a reclutamenti di abilitati mediante art 18. Il bando di concorso aperto è la sola modalità che consente di dare prospettive anche ai ricercatori di tipo A e agli assegnisti di ricerca se in possesso di abilitazione nazionale.

Questa strategia a tre vie: punti organico per scorrimenti, punti organico per RTDA/RTDB, punti organico per reclutamento mediante concorso presuppone una revisione dei meccanismi di allocazione dei punti organico rispetto a quelli utilizzati attualmente, con una progressiva riduzione della “quota storica” e un progressivo incremento della quota assegnata su base di esigenze/performance didattiche ed esigenze/performance della ricerca.

 

In parallelo, nei settori tecnologici e sanitari si darà impulso alla creazione di consorzi pubblico-privati di ricerca e/o fondazioni non solo per la evoluzione della rete alta tecnologia ma anche per l’ambito della industria culturale e creativa e anche dando un forte sostegno alla autoimprenditorialità in raccordo con gli altri Atenei della Regione e con le amministrazioni pubbliche.

 

Anche in questo campo UniBo, attraverso il suo Rettore, deve agire sul MIUR / CRUI  ecc. cercando anche un raccordo con gli altri atenei per promuovere modifiche alla legge Gelmini e richiedere un programma di reclutamento finanziato MIUR (modello «ricercatori Mussi»). Occorre anche richiedere forme concrete di incentivazione alla assunzione di ricercatori e dottori di ricerca da parte delle imprese e del terziario (modifica al regime dell’alto apprendistato).

 

UniBo, autonomamente, può attivare “bandi giovani ricercatori con «portafoglio ricerca»” reclutando assegnisti di ricerca per 3 anni su progetti che prevedono, oltre allo stipendio, anche il finanziamento alla ricerca. Questi “assegnisti UniBo” andrebbero assegnati annualmente distintamente per  macro area e selezionati mediante peer review internazionale.

 

E’ poi opportuno aumentare le iniziative per l’attivazione di dottorati professionalizzanti in rapporto alle amministrazioni pubbliche e alle imprese. E’ necessario modificare la normativa che regola l’alto apprendistato si è dimostrata molto complessa e non ha avuto l’utilità sperata nel facilitare la nascita di un vero dottorato industriale.

 

Altri “accorgimenti” importanti saranno la esclusione dal prelievo «conto terzi» dei finanziamenti destinati a PhD, ADR e RTD, e la modifica al regime di contratti per il finanziamento di RTD da finanziamenti esterni con previsione di «portafoglio ricerca» obbligatorio a valere sul contratto (modello «non solo stipendio»).

 

In accordo con la Direzione Generale sarà avviata una analoga politica basata sulla programmazione, sul merito e sulla mappa delle esigenze per quanto riguarda il personale tecnico amministrativo, tenendo in conto le esigenze di stabilizzazione del personale a tempo determinato.

 

La coperta è stretta. Per questa ragione occorre una strategia propositiva e propulsiva che sia al tempo stesso promessa di avanzamento e prospettiva di ricambio e di accesso ai ruoli a chi lo merita.

Per chiarimenti e approfondimenti contattatemi via mail dario.braga@unibo.it

15 febbraio 2015

Dario Braga

 

Ecco il link al documento CUN

 

Una analoga proposta, a mio modo di vedere meno ambiziosa ma forse realizzabile prima, l’ho avanzata sul Sole 24 ore

 

il tema del precariato di ricerca in Italia e in UniBo è stato affrontato il 13 febbraio in occasione dell'incontro "ricerca precaria e precari della ricerca"

 

La presentazione dei dati di UniBo e le mie proposte in formato PDF
I risultati del questionario rivolto ai docenti

I risultati del questionario rivolto a assegnisti di ricerca e rtd 
 


In occasione dell'incontro è stato presentato lo studio "Ricercarsi. Indagine sui percorsi di vita e lavoro del precariato universitario" da Barbara Grüning (UniBo), Emanuele Toscano (UniMarconi), e Francesca Coin (UniVe), e condotto insieme a Orazio Giancola, Emanuele Pontecorvo, Francesco Vitucci  con il sostegno e il finanziamento della FLC-CGIL nazionale.

 

Assegnisti di ricerca e ricercatori a tempo determinato.

 

Le costrizioni delle L240 stanno cominciando a manifestarsi: con la fine del 2014 e inizio 2015 e progressivamente in maniera più severa, sarà impossibile, se non muta la norma, prorogare i contratti di assegno di ricerca “Gelmini” (massimo 4 anni) e si presenterà il problema anche della proroga (massimo due anni) dei contratti da ricercatore a tempo determinato di tipo A (3 + 2 anni). Al momento gli ADR sono ca. 1.300, mentre i RTD sono 172.

 

La questione ADR a Bologna è particolarmente sentita perché questa modalità contrattuale è stata utilizzata per la rete dell’alta tecnologia e per i nostri centri interdipartimentali di ricerca industriale. Nati nel 2010, essi al momento occupano ca. 150 ADR. In molti Dipartimenti e molti CIRI ci troviamo nella situazione di avere risorse, o di poterne acquisire, ma senza poter proseguire molti rapporti di lavoro perché l’assegno non è ulteriormente prorogabile e la strada del RTDA è troppo impegnativa (occorre avere a disposizione l’intero importo di ca. 160.000 € oppure una fideiussione bancaria) e, comunque, “impatta” in qualche modo sulle programmazioni dei dipartimenti.

 

La seconda questione è quella della proroga RTD. Come sapete gli RTD A sono in realtà molto diversi – ne abbiamo su punti organico – ne abbiamo su progetti competitivi nazionali e internazionali, ne abbiamo su finanziamenti di Fondazioni e ne abbiamo su rapporti di ricerca industriale. Le proroghe richiedono fondi e procedure complesse che coinvolgono direttamente il CdA i revisori dei conti. In ultimo c’è la questione dei RTDB sia per quanto riguarda il legame con i posti di prima fascia (ora due PO un RTDB).

Queste situazioni sono frutto dello “scostamento dalla realtà” della L240 che ha concepito un sistema teorico dell’accesso all’università presupponendo un mercato del lavoro intellettuale e di ricerca inesistente nel 2010 e comunque in contrazione drammatica da allora a oggi.

Sul tema sono impegnato da oltre un anno nella sensibilizzazione di tutti i soggetti istituzionali che possono esercitare una pressione sul MIUR perché modifichi le norme. Non c’è altra strada. La soluzione più semplice è la eliminazione “tout court” dei limiti di 4 anni per gli ADR e di 12 anni totale per la somma ADR + RTDA + RTDB. Su questa necessità ho trovato una forte convergenza tra Sindacati (la CGIL ha fatto sua questa richiesta), Confindustria ER (ne ho parlato personalmente con il Presidente), Regione e Gruppo Ricerca della CRUI. Vediamo se si riesce a introdurre qualche modifica rimuovendo i vincoli.

 

Non è una soluzione al problema del precariato, semmai è una aggravante, ma è anche vero che la situazione occupazionale nella ricerca oggi è prossima alla paralisi.

 

A mio avviso sarebbe preferibile un ripensamento completo del “4+3+2+3” previsto dalla L240. Sul tema RTD A e RTD B, come sapete, si era pronunciato il CUN con una proposta di creazione di una figura intermedia di professore a tempo determinato che ricomprendesse i due “format”.

 

 

 

La ricerca a tempo

determinato

è un paradosso

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Mancano ormai poche settimane al voto per il Rettore. E’ un voto importante perché deciderà che strada prenderà l’Università di Bologna per i prossimi sei anni. Siamo davanti a un bivio: da un lato una università vecchia, feudale, opaca e iperburocratica e dall’altro una università dinamica, motore di cambiamento e di crescita. La scelta sta a noi.

Per favorire la circolazione delle idee e la discussione e il coinvolgimento di tutti – anche di quelli spaventati o scoraggiati – avvio oggi questa iniziativa “ingenua”: un’idea al giorno … Farò proposte, ogni giorno una nuova, alcune saranno semplici – cose che si possono fare subito – e altre più complesse – che richiederanno confronto ed elaborazione. Arriveranno in ordine sparso: didattica, rapporto con il personale, ricerca, studenti. Proveremo a superare così il muro di gomma, a fendere la nebbia, a svegliare l’interesse per le cose nuove, nuove e possibili. Se le cose nuove non le propone l’università di Bologna, chi altri dovrebbe farlo?

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18 apr

2015

Caro Rettore

Care Colleghe e cari Colleghi del Senato Accademico

Ritengo che il Senato Accademico debba appropriatamente intervenire sulle modalità di presentazione delle candidature a Rettore in particolare per quanto riguarda le “150 firme”. Da più parti è stato segnalato (per mio conto già in data 4 aprile) che la assenza di un limite superiore al numero di firme rischia di trasformare la deposizione di candidature in una “primaria surrettizia” al di là della logica statutaria che individua nel sistema del doppio turno con ballottaggio il modo di elezione del Rettore.

A mio avviso il Senato Accademico ha la possibilità, in occasione della seduta del 21 pv. di sgombrare il campo da questo pensiero inquinante adottando per la sottoscrizione delle 100 + 50 firme richieste per la candidatura a Rettore modalità analoghe a quelle adottate per la presentazione delle candidature per il Senato Accademico stesso.

Come sapete intendo presentare la mia candidatura e lo farò attenendomi alle regole decise dagli O.A. ma sollecito una riconsiderazione della modalità di presentazione delle candidature per allontanare sospetti e prevenire strumentalizzazioni.

Colgo anche l’occasione per segnalare l’urgenza di definire la data delle votazioni: fine giugno e inizio luglio è epoca già molto avanzata e molte scuole e convegni internazionali si svolgono in quelle settimane. I colleghi hanno necessità di organizzare la loro partecipazione.

Certo del fatto che queste richieste saranno prese in considerazione, colgo l’occasione per ringraziare tutti i colleghi senatori uscenti per il lavoro svolto per tutta la comunità accademica in questi anni.

Dario Braga

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Website del Prof. Dario Braga, Università degli Studi di Bologna

e-mail: dario.braga@unibo.it

cell. 335 1359448

 

 

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